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Si resta esterrefatti dopo aver visto la proposta della città di Venezia per l’Expo di Shanghai 2010, presentata venerdì scorso alla stampa (qui la foto). Sembra di essere di fronte ad una versione imbruttita del Venetian, la catena di alberghi costruiti copiando l’immagine di Venezia. Ed invece è il padiglione con il quale la città si presenta al mondo.  Gli amministratori veneziani, ormai palesemente a corto di idee, non hanno trovato di meglio che copiare lo stereotipo: riproducendo l’immagine della Venezia turistica, più disneyland di disneyland con tanto di gondola in plastica (pardon, in vetro di murano), bricoe ed una copia di Palazzo Ducale.

Mi domando con angoscia che cosa potranno pensare i visitatori del prossimo Expo dopo aver visto il padiglione veneziano. Che l’Italia è un parco a tema? Che gli Italiani sono dei figuranti vestiti in costume storico? Alla faccia dell’economia della creatività, qui ci vogliono tutti venditori di gondole di plastica (con tutto il rispetto per chi le vende).

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  1. carol pubblicato martedì 17, 2009

    I really like the photos on this blog as they look real techical however being a monoglot (I only know 1 languge, english) its real difficult to put them in context. How about a a translate button/image?

  2. Lorenzo Cinotti pubblicato martedì 17, 2009

    Una municipalità che si comunica ispirandosi alle sue copie kitsch in giro per il mondo esprime un’eloquente imago mortis che Freud si divertirebbe ad analizzare.
    Il problema non è solo il taglio trash della proposta quanto un’amministrazione che non ha capacità di promuovere un immagine di qualità della città. Leggo che la scenografia di Piazza San Marco (a cura di K-Events, registi del carnevale e autori del progetto del padiglione per Shanghai) è realizzata da chi cura le scenografie del programma ‘il grande fratello’: lo avevo intuito vedendo piante affiancate a teli di nylon con maldestri trompe-l’oeil stampati a travisare le transenne e le torri audio luci. Il problema del carnevale è relativo: i veneziani per dieci giorni se ne vanno in montagna o tornano a casa dal lavoro passando per calli nascoste, mentre pasticciare con l’immagine della città nell’ambito di una comunicazione internazionale mi pare cosa grave, e che avrebbe conseguenze negative per tutto il nordest.

  3. alessandra pubblicato martedì 17, 2009

    basita. ma non riesco a cliccare il link alla foto

  4. Lorenzo Cinotti pubblicato martedì 17, 2009

    Ricordo a tutti una cosa, semplice e banale, ma che proprio per questo rischia di sfuggire: il direttore di K-Events parla di trattori anziché Lamborghini, ed apparentemente potrebbe apparire un ragionamento sensato. Ma non lo è e vi spiego perché.
    Lo stand non dovrebbe rappresentare solo il passato e le tradizioni, per di più orrendamente declinate in salsa kitsch, quali ideali supporti per enormi pubblicità.
    Dovrebbe invece suggerire un percorso che dal passato, dalle brillanti e creative tradizioni veneziane porti ad un altrettanto brillante e innovativo futuro.
    Il futuro lo disegnano le menti brillanti: gli architetti, i designers, gli artisti, i creativi e tutti quelli che come noi non si appiattiscono su una linea che a me ricorda il fatto che un giorno dovrò morire.
    Questo è l’unico senso ed è per questo che la linea programmatica del comune sullo stand a Shanghai va fermata.
    Importa poco quanto ci dice Fincato a parole sui quotidiani. Importa invece il fatto che il linguaggio visivo dello stand afferma che le trasformazioni sono bugie, fumo negli occhi alle persone di qualità, a chi vuole cambiare e rinnovare in futuro le tradizioni veneziano del passato.Lo stand dice visivamente che la città è morta e che ne verranno svendute le vestigia, consumandola definitivamente. Non scordiamoci che molto di quanto oggi consideriamo tradizione in passato è stato innovazione anche radicale. E cito Maurizio Nannucci con la sua installazione ‘All art has been contemporary’ all’Altes Museum di Berlino.
    Il piano mortifero del comune va fermato per poter continuare ad essere innovativi anche oggi, riallacciandoci alle innovazioni del passato e segnando una discontinuità col triste presente che, in assenza di modifiche, può portare solo a peggioramenti.
    Questa è la prima, vera partita politica, né di destra né di sinistra, che i 40xVenezia non possono permettersi di perdere.