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Sono rimasto colpito dal ricevere via mail, quasi contemporaneamente, la segnalazione a due progetti di design diversi ma con una radice comune: il gioco.
Fornarina, azienda di abbigliamento delle marche, lancia EVA, una bombola che sarà in vendita nei negozi a Natale. EVA assomiglia ad una Barbie tirata come una modella da sfilata. Atelier Alessio Bianco propone Burlabox un triangolino di cartone che viene posizionato in foto scattate (e chiaramente falsificate) in diversi luoghi del mondo (come il nano nel film il meraviglioso mondo di Amelie). Sono solo un esempio di molte altre iniziative che dal mondo del design si stanno muovendo sulla stessa lunghezza d’onda. Che succede? I designer sono diventati matti? Non sono consapevoli del periodo di crisi? Difficile dire se queste iniziative siano state sfortunate e sono arrivate a maturazione nel momento sbagliato. Il fatto che non siano state ritirate è comunque un segnale del fatto che forse non è così irrazionale giocare sul filo dell’ironia in un momento di difficoltà. In un momento di crisi è proprio la metafora del gioco che forse ci aiuta ad affrontare le angosce della quotidianità, a provare a dare un senso a quello che accade in torno a noi, o semplicemente a distrarci per qualche momento. Per alcuni critici, tra i quali Aldo Grasso, questo è un nient’altro che un “dolce inganno”, una semplice evasione, un modo per rimuovere la realtà, come se niente fosse accaduto. E’ un rischio concreto. Tuttavia penso che se fatto il bene il gioco possa essere anche uno strumento utile per affrontare la complessità di fasi difficili. Da questo punto di vista, vedo uno spazio importante per il design per costruire nuovi giochi intelligenti ed ironici.

Marco

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